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ILNAPOLETANO
Affamato di Discussioni



174 Messaggi

Inserito il - 07/04/2004 : 14:13:09  Mostra Profilo Invia a ILNAPOLETANO un Messaggio Privato
Quando rifletto sul mio modo di pensare mi accorgo che, nell’apprendimento della conoscenza, il volo della fantasia ha significato molto più del mio talento, e che la mente di un uomo che si è estesa verso una nuova idea, non ritorna più alle sue dimensioni originali.
L'uomo ragionevole si adatta al mondo. Chi non lo è, persiste nel tentativo di adattare il mondo a se stesso. Di conseguenza il progresso dipende solo dalle persone che non sono ragionevoli.
L’idea è come un paio di occhiali posati sul naso, e ciò che vediamo lo vediamo attraverso di essi. Non ci viene mai in mente di toglierli.
Il contrario della nostra verità può darsi che sia ... un'altra verità !!!
Il coraggio di immaginare alternative e' la nostra piu' grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspence a tutta la nostra vita.
[^][:)][^]

GPINFOBROKERS
Timido Osservatore



80 Messaggi

Inserito il - 22/08/2004 : 08:39:24  Mostra Profilo Invia a GPINFOBROKERS un Messaggio Privato
...Marechiaro ... ore 23.00
una strana lettura ...
in una calda notte d'estate !

... la vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d'arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate, forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a poco a poco rallentato, non cessi. Le forme, in cui cerchiamo d'arrestare, di fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, sono gli ideali a cui vorremo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni, lo stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, il flusso continua, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso, tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre in noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti, nelle abitudini che ci siamo tracciate, in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto. E per tutti può rappresentare talvolta una tortura, rispetto all'anima che si muove e si fonde, il nostro stesso corpo fissato per sempre in fattezze immutabili. Oh perché proprio dobbiamo essere così, noi? - ci domandiamo talvolta allo specchio - con questa faccia, con questo corpo? Alziamo una mano, nell'incoscienza; e il gesto resta sospeso. Ci pare strano che l'abbiamo fatto noi. Ci vediamo vivere. In certi momenti di silenzio interiore, in cui l'anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita, e in sé stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquietante; ci sentiamo assaltare da una strana impressione, come se, in un baleno, ci si chiarisse una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo, una realtà vivente oltre la vista umana, fuori dalle forme dell'umana ragione. Oggi siamo, domani no. Che faccia ci hanno dato per rappresentare la parte del vivo? Un brutto naso? Che pena doversi portare a spasso un brutto naso per tutta la vita. Fortuna che, a lungo andare, non ce n'accorgiamo più. Se ne accorgono gli altri, è vero, quando noi siamo finanche arrivati a credere d'avere un bel naso; e allora non sappiamo più spiegarci perché gli altri ridano, guardandoci. Sono tanti sciocchi! Consoliamoci guardando gli orecchi che ha quello e che labbra ha quell'altro; i quali non se n'accorgono nemmeno e hanno il coraggio di ridere di noi. Maschere, maschere, un soffio e passano, per dar posto ad altre. Quel povero zoppetto là, chi è? Correre alla morte con la stampella. La vita, qua, schiaccia il piede a uno; cava là un occhio a un altro. Gamba di legno, occhio di vetro, e avanti! Ciascuno si racconcia la maschera come può - la maschera esteriore. Perché dentro di noi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero! Vero il mare, si, vera la montagna; vero il sasso; vero un filo d'erba; ma l'uomo? Sempre mascherato, senza volerlo, senza saperlo, di quella tal cosa ch'egli in buona fede si figura d'essere. L'uomo non ha della vita un'idea, una nozione assoluta, bensì un sentimento mutabile e vario, secondo i tempi, i casi, la fortuna. L'albero vive e non si sente: per lui la terra, il sole, l'aria, la luce, il vento, la pioggia, non sono cose che esso non sia.
All'uomo, invece, nascendo è toccato questo triste privilegio di sentirsi vivere, con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di sé questo suo interno sentimento della vita, mutabile e vario.

... ma se hai intenzione di meditare,
RICORDA non sarà meditazione ...
se assumi deliberatamente un atteggiamento, una posizione, per meditare, allora la meditazione diventa un giocattolo, un trastullo della mente.
Se decidi di districarti dalla confusione e dall'infelicità della vita,
allora diventa un'esperienza dell'immaginazione — e questa non è meditazione.
La mente conscia o la mente inconscia non debbono aver parte in essa;
non devono neppure essere consapevoli dell'estensione e della bellezza della meditazione.
Nella totale attenzione della meditazione non c'è alcuna conoscenza, alcun riconoscimento,
né il ricordo di qualcosa che sia già avvenuta.
Il tempo e il pensiero sono totalmente cessati, poiché sono il centro che limita la propria visione ...
la meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là del pensiero e
del sentimento di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini ...
La meditazione non è fuga dal mondo; non è un isolarsi e chiudersi in sé,
ma piuttosto la comprensione del mondo e delle sue vie ...
Meditare è deviare da questo mondo ... Dalla negazione nasce lo stato affermativo.
Il semplice ottenere l'esperienza, o vivere nell'esperienza, nega la purezza della meditazione.
La meditazione non è un mezzo per un fine ...
La meditazione è la cessazione del pensiero ...
Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini,
il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha,
l'uno deve cessare perché l'altro possa essere.
La meditazione apre la porta ad una vastità che trascende ogni immaginazione o congettura.
Il pensiero è il centro intorno al quale c'è lo spazio dell'idea,
e questo spazio può essere allargato da ulteriori idee.
Ma tale allargamento mediante stimoli di ogni sorta non è la vastità in cui non c'è alcun centro.
La meditazione è la comprensione di questo centro e quindi il suo superamento.
Il silenzio e la vastità vanno insieme.
L'immensità del silenzio è l'immensità della mente in cui non esiste un centro.
La percezione di questo spazio-silenzio non procede dal pensiero.
Il pensiero percepisce soltanto la sua proiezione, e il riconoscimento di essa è il suo confine ...
La meditazione non è un'attività dell''isolamento, ma l'azione nella vita quotidiana
che esige cooperazione, sensibilità ed intelligenza.
Senza il fondamento di una vita retta la meditazione diventa una fuga e non ha alcun valore.
Una vita retta non è l'obbedienza alla morale sociale, ma la libertà dall'invidia,
dalla cupidigia e dalla ricerca del potere — che generano inimicizia.
La libertà da questi mali non passa attraverso la consapevolezza che di essi
si acquista mediante l'autoconoscenza.
Senza conoscere le attività del sé la meditazione diviene esaltazione dei sensi
e perde ogni significato ...
La meditazione non è una continuazione o una espansione dell'esperienza.
La meditazione, al contrario, è quella completa inazione che è la cessazione di tutta l'esperienza.
L'azione dell'esperienza ha le sue radici nel passato ...
la meditazione è lo svuotarsi dell'esperienza,
è la totale inazione che proviene dalla mente
che vede ciò che è,
senza l'ostacolo del passato né del testimone che vive legato alla memoria del passato ...
Se non c'è meditazione, sei come un cieco in un mondo di grande bellezza, luci e colori ...
Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o coltivare il silenzio.
Questa è una forma di autoipnosi.
Meditare non è chiudersi in un pensiero ideale, nell'incanto del piacere. Se tu dici:
- "Oggi comincerò a controllare i miei pensieri, a sedere quieto nella posizione del meditare,
a respirare regolarmente"
allora sei preso nei trucchi con cui inganniamo noi stessi.
La meditazione non è l'essere assorti in qualche idea o immagine grandiosa ...
La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento,
senza opinione — attentamente e costantemente — il movimento della vita in ogni suo rapporto;
allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del pensiero,
un silenzio che l'osservatore non può richiamare.
Se ne facesse esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel silenzio.
Il silenzio della mente meditativa non è nei confini dell'individuabilità, e non ha frontiere ...
Una piccola mente squallida e immatura può avere, ed ha, visioni ed esperienze
che riconosce secondo il proprio condizionamento ...
La meditazione non appartiene a gente come questa, né ai guru.
Non è per il cercatore, perché costui trova ciò che vuole, e il conforto che ne deriva
è la morale delle sue paure.
Per quanto faccia, l'uomo di credenza o di dogma non può entrare nel regno della meditazione.
La meditazione necessita della libertà — che è totale negazione della morale
e dei condizionamenti sociali — la libertà viene prima della meditazione,
ne rappresenta il primo movimento.
Non è una pratica pubblica dove in molti si uniscono e offrono preghiere.
Sta a sé ed è sempre al di là dei confini della condotta sociale.
Infatti la verità non è nelle cose del pensiero o in ciò che il pensiero ha costruito e chiama verità.
La negazione totale di questa struttura del pensiero è la realtà della meditazione.
La meditazione è un movimento incessante.
Non si può mai dire che si sta meditando, o dedicare un periodo di tempo alla meditazione.
La meditazione non è ai tuoi ordini.
La sua benedizione non ti viene perché conduci una vita per così dire sistematizzata
o segui una particolare routine o morale.
Viene solo quando il tuo cuore è veramente aperto.
Non aperto dalla chiave del pensiero, non reso sicuro dall'intelletto,
ma quando è aperto come il cielo senza nuvole; allora viene senza che tu lo sappia,
senza che tu la chiami.
Ma non puoi mai custodirla, possederla, adorarla.
Se cercherai di farlo, non verrà più, ti eviterà.
Nella meditazione tu non sei importante, non occupi un posto;
la sua bellezza non sei tu, la sua bellezza è in sé.
E non puoi aggiungervi nulla.
Non devi spiare dalla finestra sperando di prenderla di sorpresa,
né sederti in una stanza buia ed attenderla ...

... anticipo la risposta che daranno
molti ragazzi in spiaggia alle 11.00

. . . che palle ! ! !

... ma ho il merito che qualcuno
ha letto e riflettuto su cose un pò più ... ... ...
e di questi tempi è cosa ... eccezionale !!!
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