"IL TEATRO E LA PROVINCIA: UN RAPPORTO INESISTENTE"

 

 

 

Il TEATRO è una delle attività umane più antiche e durature nel tempo: se ne hanno le prime testimonianze in tempi antichissimi e, ancora oggi, noi rappresentiamo fatti e sentimenti umani in modi più o meno simili ad allora.

Non è un caso che si diano ancora commedie e tragedie dell'antica Grecia e che in esse siano contenute tutte le pulsioni umane, dalle più nobili a quelle più ignobili, dalle più macabre alle più grottesche, dalle più misere alle più gioiose.

Indenne, quindi, il teatro ha attraversato le epoche, resistendo a carestie, catastrofi naturali, guerre, lotte di potere, indifferenze, stupidità, presunzioni umane.

 

Socializzazione, catarsi, divertimento, svago, crescita culturale: queste sono alcune delle funzioni svolte meravigliosamente dal teatro, ma che vanno favorite, perché l'arretratezza, l'ignoranza, la barbarie dei costumi e la superficialità di questi tempi frettolosi è talmente penalizzante che intere fasce sociali e di età non sanno neppure cosa sia questo benedetto TEATRO.

 

Il teatro ed ogni manifestazione di carattere culturale, invece, sono splendida occasione per le persone di conoscersi e crescere, attraverso il confronto, la parola, la comparazione delle proprie idee, sensazioni e reazioni, purché le modalità di offerta siano quelle giuste: c'è bisogno di una sapiente comunicazione, affinché non sembri mai imposta né casuale, la proposta in questione.

C'è bisogno di un progressivo avvicinamento alle cose, perché la sensibilità di base delle persone possa essere riattivata.

Sì, perché ciò che manca in questa nostra provincia desertica, arida, priva di coscienza civile e voglia di umana convivenza, manco fossimo in guerra con noi stessi (e i continui omicidi di cui spesso siamo involontari testimoni e commentatori, ne sono una lampante quanto ferocissima dimostrazione), è uno sprazzo, un brandello di coscienza e di sensibilità, concetti questi oramai ridotti al lumicino.

 

Però la voglia di attizzare quella piccola fiammella è tanta, in tanti strati della popolazione: sono i modelli con cui ci si confronta a determinare le cose!

Se l'unica alternativa di comportamento è quella della strada, e nessuno di chi circonda la persona in questione sa spiegare, far immaginare, far intravedere, balenare davanti ai suoi occhi altre ipotesi, altre soluzioni, alternative non solo reali, ma anche solo ideali, allora è ovvio che lo svago domenicale di un sedicenne di bassa estrazione sociale e di cultura pressoché nulla, è quello di andare in giro con una "molletta", che prima o poi, siatene certi, userà, eccome se l'userà!

 

Una fogna ben funzionante è un diritto anche di quel sedicenne (e dei suoi genitori e parenti e conoscenti), e gli va garantito perché è elemento necessario ad una "civile convivenza", ma la possibilità di un'alternativa che non lo releghi sempre ed inevitabilmente sul bordo di una strada, la possibilità di fargli dono di un'offerta artistica (di qualunque tipo di offerta si tratti, purché seria) lo è per la sua crescita culturale, il che significa per la crescita civile di un'intera società.

 

L'azione combinata di scuola, servizi sociali, attività di prevenzione e informazione, offerta di infrastrutture e servizi sportivi, nonché di iniziative e servizi artistici, il tutto coordinato, stimolato, promozionato dagli enti, può compiere piccoli miracoli.

E, si sa, tanti piccoli miracoli danno luogo a quel grande miracolo nel quale tutti in fondo vogliamo ancora credere, pena l'abbandono alla follia: una maggiore civiltà.

La cosa più importante per un ente, quale una casa comunale, ma anche la difficoltà maggiore, non è tanto riuscire a distribuire equamente e proficuamente le risorse economiche di cui dispone per la causa artistico - culturale, quanto quello di saper individuare e promuovere coloro i quali siano davvero in grado di comunicare, di creare e stabilire quella magica connessione con le persone che è premessa di comunicazione reale e profonda.

E, una volta individuati questi elementi, saperli gratificare di un'attenzione pari a quella data a qualsiasi altro operatore (leggasi lavoratore) utilizzabile per l'accrescimento del benessere collettivo.

In buona sostanza, l'operatore culturale - artistico non è uno a cui si deve fare il "favore", ma è uno che mette a disposizione altrui la propria intelligenza creativa, comunicativa, di scambio emozionale, è lui che fa il "favore" di aprire canali di comunicazione altrimenti difficili da aprire (anzi, di più, da concepire...).

Certo, è difficile quest'opera di reclutamento, ma non impossibile, se ci si dimentica del male principe di chi gestisce la "res publica": le amicizie interessate.

E' ovvio che la conoscenza diretta favorisca la scelta, perché il rapporto di fiducia e stima non si può presumere, ma va coltivato e innaffiato per lungo tempo, ma chi si trova nella posizione deve capire che la gestione della cosa pubblica significa anche avere la curiosità e la spinta per conoscere e scovare sempre nuove persone e conoscenze: l'assessore o il sindaco di turno devono saper essere dei talent-scout di energie umane oltre che abili amministratori e politici.

Talent-scout nella misura in cui l'insieme dei tanti elementi che costituiscono il complesso dei loro oneri, permetta loro di poter pensare alla crescita, all'avanzamento, alla costruzione di qualcosa, e non al suo semplice mantenimento in vita.

 

Se la nostra società si regge sulla famiglia, quale cellula principale dalla quale scaturisce la formazione di un individuo, la sua educazione, la sua crescita, è anche vero che può esserne la sua tomba, perché è il confronto con l'esterno la vera fonte battesimale per la crescita di una giovane mente: è quindi a questo punto che la società civile, con le sue istituzioni, deve intervenire.

Il nostro malessere, il malessere delle nostre province malate e periferie infette, deriva da questa distonia, da questa distanza esistente tra i vari tronconi della società.

E tutto ciò che può favorire la comunicazione tra questi tronconi dovrebbe essere messo in campo massicciamente.

 

E' compito di chi fa politica, anche a livello locale, di favorire tutto questo.

 

Io, con il mio lavoro, con il lavoro artigiano delle mie idee e suggestioni, ho sempre cercato di attuare questo principio, e la mia attività nel suo complesso è qui a dimostrarlo.

Mettere in scena spettacoli, scriverli, sono solo una parte del tutto.

Si aggiunga il lavoro laboratoriale nelle scuole superiori, che è il campo principale d'applicazione di molte delle cose da me qui espresse.

La competenza e la passione per questo "mestiere" nel suo insieme sono il risultato di anni di esperienze sul campo e di studi individuali, sempre supportati dall'unico ingrediente capace di far lievitare e crescere quelle doti nascoste che ciascuno di noi può avere in campi a volte nemmeno immaginabili: la curiosità, la viva, vitale, vivace curiosità che mi ha sempre spinto e mi spinge tuttora a cercare il dialogo e lo studio come fonte di crescita da mettere a disposizione di tutte le iniziative "spettacolari e non" da me messe in atto.

Posso solo auspicare una copiosa messe d'iniziative, per le quali sono qui, disponibile a mettere a disposizione la mia passione e il mio entusiasmo, oltre che la mia competenza.

 

 

Giovanni Meola

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