PILLOLE DALL'UNIVERSITA'

La Riforma dell’università: cosa è cambiato.

Da quest’anno accademico l’università italiana cambia radicalmente volto. Entra formalmente in vigore il nuovo ordinamento che ha completamente riorganizzato le strutture universitarie, quanto a durata, denominazione dei corsi di studio, percorsi formativi, metodologie didattiche e sbocchi professionali. Cerchiamo di delineare un quadro riassuntivo delle novità, soffermandoci brevemente su quelle di maggior rilievo.

Il nuovo ordinamento introduce la cosiddetta laurea di I livello, di durata triennale, conseguita la quale si potrà optare per le seguenti alternative: accesso diretto al mondo del lavoro, iscrizione ad un corso di laurea specialistico o di II livello (di durata biennale), iscrizione ad un master annuale, ad un corso di perfezionamento, o ad un corso di specializzazione di ordinamento europeo (valido solo per alcune professioni). Chi conseguirà la laurea specialistica o di II livello, invece, oltre alla possibilità di conseguire master, corsi di specializzazione o di perfezionamento, potrà proseguire la sua carriera universitaria con il dottorato di ricerca, di durata triennale. Ovviamente quest’ultima alternativa si prospetta solo per coloro che intendono fare ricerca o aspirano alla carriera di docenti universitari.

La riforma prevede che tutti i corsi di laurea siano raggruppati in 42 classi di laurea. Ciascuna di esse prevede corsi affini, che hanno il medesimo valore legale. Ogni classe, quindi, attiverà più corsi di laurea.

Ciascun regolamento didattico definisce le attività formative dei corsi: lezioni, seminari, esercitazioni pratiche o di laboratorio, tutorato, orientamento, tirocinio, ricerca, studio individuale. Esse devono comprendere una percentuale volta allo studio di una lingua europea ed una percentuale riservata alle conoscenze informatiche. Una grande novità è quella che concerne i crediti formativi: le attività didattiche, infatti, vengono misurate in crediti. In ogni anno accademico si devono totalizzare 60 crediti complessivi, ognuno dei quali corrisponde a 25 ore di attività formativa complessiva. Per realizzare 60 crediti in un anno accademico, occorrerà svolgere 1500 ore di attività formativa (pari a 60 x 25 ore). Per conseguire la laurea triennale, quindi, occorrerà ottenere 180 crediti, mentre per quella di specializzazione altri 120 crediti, nei due anni successivi. Ogni regolamento di ateneo distribuirà i crediti in relazione a specifiche attività. Ma il credito non sostituisce il voto: il sistema di valutazione per gli esami rimane sempre lo stesso (da 18 a 30). Il regolamento didattico definisce anche quali debbano essere le prove di valutazione: sono previste innovazioni al posto dei tradizionali esami orali.

In questo nuovo ordinamento non rientrano le seguenti facoltà: Architettura, Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Farmacia, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Odontoiatria e Protesi dentaria. Per esse rimane in vigore la normativa europea, secondo la quale si consegue non la laurea, ma la laurea specialistica, dopo 5 o 6 anni.

 

Salvatore De Vita

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