Quanta gente: I "turisti“ invadono Roma

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Viva l’Italia e al Democrazia

Sabato 23 Marzo circa 3.000.000  persone sono scese in piazza a Roma per protestare contro l’abolizione dell’ art.18 dello statuto dei lavoratori e ribadire la condanna al terrorismo che pochi giorni fa ha ucciso Marco Biagi. La manifestazione era costitutita da sei cortei partiti da vari punti della città e tutti confluiti al Circo Massimo.  Il corteo della Campania e di molte altre città del sud, é partito in parte dal palazzo del Ministero delle Finanze, altri dal palazzo della Regione Lazio, e tutti insieme hanno quindi percorso via Cristoforo Colombo per arrivare al viale Caracalla e confluire quindi al Circo Masssimo.  I cittadini che hanno manifestato, provenienti da ogni parte d’Italia, non erano solo ragazzi, pensionati, i “SOLITI NO GLOBAL”, ma intere famiglie con seguito di bambini, e tutti insieme avvolti da un clima di solidarietá e serenitá hanno percorso lunghi tratti della capitale per poter partecipare in maniera viva e attiva alla vita civile e politca italiana. Il governo ha accusato i sindicati ed il popolo dei manifestanti, contro la riforma dell’art.18, di fomentare il clima di odio  che ha portato la morte di Marco Biagi, per mano dei terroristi, ma questi facinorosi manifestanti hanno mantenuto un fragoroso minuto di silenzio per ricordare la morte di Biagi ed ascoltare la musica che il maestro Piovani gli ha voluto dedicare. Simmetrici a questi silenzi sono stati gli applausi e l’enfasi per le storie raccontate di lavoratori che hanno potuto proteggere la loro dignitá di persone grazie all’art.18. Mancano pochi minuti alle 13 quando il leader della CGIL,Sergio Cofferati sale sul palco e inizia il suo discorso che durerá circa 40 minuti e alla fine del quale il popolo dei manifestanti, dopo un lungo appalauso, con la medesima serenitá che li ha condotti al Circo Massimo raggiunge i bus ed i treni che li riaccompagneranno a casa.  I miei piú vivi complimenti al popolo italiano dei manifestanti! Atttraverso questa manifestazione ha dimostrato un alto senso della democrazia e ha attivamente partecipato alla difesa di un diritto fondamentale per la dignitá umana: il diritto al lavoro.  Qualche tempo fa un comico auguró al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al suo Governo “Buon Lavoro!”  affinché ci rendesse fieri di essere Italiani, ma come possiamo essere fieri della nostra italianitá se il primo diritto fondamentale per sentirsi uomini viene cosí brutalmente offeso?


Raffaele Aprea

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