Chiesa di “S. Maria di Costantinopoli” alias “La Scafatella”

 

La chiesa di “S. Maria di Costantinopoli”, meglio conosciuta con l’amena toponomastica di “Scafatella” è probabilmente la più antica di Afragola. Secondo autorevoli studi- fatti dal reverendo don Gaetano Capasso (1929-1998). Un primo filone lega la costruzione di questa chiesa alla nascita di Afragola avvenuta, secondo Bartolomeo Capasso, nel 1140, in seguito alla divisione del territorio che venne compiuta dal sovrano Ruggero il Normanno per regalare ai suoi soldati, in segno di apprezzamento per la collaborazione prestata, borgate e campagne (precisamente cinque moggi di terreno e cinque collaboratori a loro servizio). I militi , appena insediatosi sul territorio con primitive abitazioni per ripararsi dai rigori del tempo,  e spinti dal pensiero che li tormentava, si diedero subito ad innalzare il tempio dove compiere i sentiti doveri religiosi, edificando appunto la chiesa della “Scafatella”. Successivamente, dopo aver adempiuto al loro obbligo verso la Mamma Celeste - ma con altra ragione di spirito e di sentimenti-  formarono il nuovo casato sotto la protezione dei guerrieri; si affrettarono ad edificare tempi ed altari, in segno di riconoscenza verso i santi cavalieri (S. Giorgio, S. Martino e S. Michele): a questi venerabili affidavano la tutela della loro famiglia, in prospettiva di una vita serena.  Ma la devozione alla Madonna era pura e sempre piena di entusiasmo. Non era finalizzata ad ingraziarsi il sorriso del protettore e benefattore terreno, Ruggero il Normanno, ma per sentita fede religiosa. Si ritrovano, peraltro, a testimonianza di questa devozione scevra da interessi terreni, segni analoghi nei paesi limitrofi: si pensi agli abitanti di Caivano che, nello stesso periodo,  eressero la chiesa della “Madonna di Campiglione”; alla cappella di  Casola Valenzana ed alla chiesetta della “Madonna di Arcora” a Casalnuovo, tutte edificate nel X e XI secolo. Il documento più importante di questo profondo attaccamento religioso degli afragolesi è il tempietto di “S. Maria la Nova”, cappella nascente in onore di Maria S.S. La scelta del nome era dettata dalla ricerca di un appellativo che avesse qualcosa di intimo a cui aspiravano, qualcosa di familiare e così la chiamarono “Maria La Nova”, anche come desiderio di inizio di una nuova vita dopo le angherie subite in guerra. La Madonna divenne popolare al punto che anche i cittadini della vicina Acerra e Casalnuovo venivano ad ammirarla. La seconda corrente di pensiero fa risalire, anzitutto, le origini di Afragola in epoca precedente alla venuta di Ruggero il Normanno. Per cui si parla dell’esistenza di una edicola votiva che, solo successivamente divenne cappella. E che era stata costruita dagli agricoltori del posto, in segno di protezione. Si racconta che la Madonna “era protettrice del frumento, della vite e delle colture, salvatrice delle famiglie, una volta pure arricchita da benefici e regali da vari tempi”. Un’ultima digressione, prima di analizzare la chiesetta dal punto di vista artistico, va fatta circa l’etimologia del nome la “Scafatella”, giacché è maggiormente conosciuta con quest’amena toponomastica. Questo termine trae origine dalla posizione del luogo, che è a forma di tinozza o di bacino e il vocabolo trae origine dal greco “skafetòs”. Nella medesima cappella si trova legata una cappellania (congrega) “col peso di messi due di ogni settimana da celebrarsi tutti i mesi dell’anno”. La chiesa è rustica con l’ingresso che guarda ad occidente ed un’unica navata che misura 11 m di lunghezza, 6, 5 di larghezza e 7 di altezza. L’abside è a forma di una grande nicchia che impianta nel suolo ad una profondità di circa 2,5 metri; è larga poco più di metri 3 ed altrettanto alta. Nel fondo dell’abside (o tribuna) è addossato l’altare che è di tufo sopra del quale s’ergeva un tempo un affresco, rifinito con un grossolano lavoro di stucco. Attualmente si trova una tela di 1 m x 90 cm , raffigurante la “Madonna di Costantinopoli”. Sui muri laterali della navata, sorgono due pitture: sul lato destro vi è un’immagine di “S. Isidoro Agricoltore”; il dipinto, a firma dell’artista G. Cimmino, risalente al 1769 la cui manifattura è presente anche nelle chiese di Casola e Campiglione, si conserva in pessime condizioni; il volto del Santo era molto fine ed espressivo. L’altro affresco interno, situato sulla sinistra, rappresenta la “S. S. Vergine Incoronata di Foggia”, nell’atto che si degnava di apparire a due giovani afragolesi con l’immagine di S. Giovanni Battista ed è attribuita anch’essa al pennello del  Cimmino. Le dimensioni di entrambi sono di cm 80 x 140. Al di sotto della travertina gira un ornato a colla finemente lavorato che è illuminato da 10 finestrini circolari, muniti di retine di ferro per la protezione notturna. Sul lato destro e prima del presbitero esiste una porticina che conduce  nella sacrestia ed un’altra stanzetta che probabilmente veniva usata dal romito che custodiva il tabernacolo. Sulla facciata della Chiesa si vedono due nicchie murali ( dimensioni 2 m x 1,80 m), oltre una terza nicchia ovale sull’architrave, nella parte superiore. In quella di  destra esisteva un’antica pittura, distrutta completamente nel 1920, che forse conteneva un’immagine di “S. Pietro”, legata ad una antica tradizione, ma poiché pitturata a colla è scomparsa. Nella parte sinistra, vi era un’icona di “S. Cristofaro”, risalente al Cimmino. Una sola volta all’anno si innalzava la preghiera al Signore e precisamente nel giorno dell’Ascensione: in quest’occasione ancora oggi il popolo accorre in massa alla Scafatella, ravvivando un’antica tradizione. Lo storico, richiamato all’inizio, sottolineava anche la presenza forte del momento folkloristico che si fondeva con quello religioso: “dopo la santa messa- racconta il Capasso- sorgono improvvisate bettole e cantine, rivenditori di nocelle, e  mentre i sacerdoti cantano la messa solenne, la gente si aggira respirando l’acre profumo”. Ancora oggi, nel 2002, la tradizione si ripete con una lunga processione che, partita dalla Chiesa di S. Maria d’Ajello, giunge gioiosa alla Scafatella, assieme ad una sfilata di trattori e carri agricoli, addobbati a festa dai loro proprietari per riconoscenza alla loro Santa Mamma Celeste.

Antonio Boccellino

 Bartolomeo Capasso: passim

 Fonte Giuseppe Giacco “Toponomastica da Salvare” in Guida Afragola 1993

 Rogito Notaio Castaldo 1734

 Don Gaetano Capasso “passim”

  

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