“DANNATI, DEVASTATI, VIOLENTATI”

A soli 28 anni, Sarah Kane, uno dei gioielli della nuova drammaturgia inglese di inizio anni '90,si toglie la vita, dando un macabro senso di continuità alle creazioni dei suoi testi scandalosi. Se alcuni dei maggiori autori anglosassoni del novecento, come Pinter, avevano intravisto nella giovanissima Kane una brillante continuatrice di quel movimento autoriale definito 'degli arrabbiati' (affermatosi tra gli anni '50 e i '60),il giovane talento era tuttavia scosso da veleni e mostri che prendevano sì vita nei suoi testi, ma che evidentemente agitavano anche i suoi sogni. Anche questo 'BLASTED' ('dannati' o qualcosa del genere, dovendo ricorrere ad una traduzione) è zeppo di fantasmi e incubi, trucidezze e crudezze che una, all'epoca, ventiquattrenne non poteva solo immaginare. E così si intrecciano vita ed arte in un connubio spesso mortale, ma che lascia profonde tracce di sé. Il testo in questione, messo in scena alla Galleria Toledo dalla regista toscana Barbara Nativi punta tutto sulla forza del testo ma perfettamente coadiuvato dalle interpretazioni (Michele Andrei, Silvia Guidi e un intenso Roberto Posse) e dall'idea scenografica del greco DImitri Milopulos, capace di realizzare una 'bella stanza d'albergo' (come da didascalia dell'autrice) che si trasforma in una rovina, devastata da una guerra non meglio identificata ma che può essere riferita a tutti i drammi balcanici che la storia ricordi (visto che il testo è stato scritto nel momento di maggiore virulenza della guerra civile jugoslava). Questo terzetto di personaggi che fa e si fa di tutto (stupro, fellatio, sodomia, cannibalismo...) è la perfetta metafora di un'umanità bestiale incapace di dominare i suoi istinti, ma tuttavia viva e speranzosa nonostante il marcio, se è vero che l'autrice cita il Beckett di 'Giorni felici', il più disperato e disperante grido di speranza di una specie umana davvero senza speranza.

Giovanni Meola

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