Maggio dei Monumenti 

In occasione dell’importante evento il “Maggio dei Monumenti”, vogliamo anche noi giovani del Circolo degli Universitari dedicare qualche parola a questa manifestazione che intende portare all’attenzione dei cittadini napoletani, solitamente distratti verso le opere artistiche della città, quella grossa mole di opere di straordinario interesse che quotidianamente ci circondano ed allo stesso tempo ci sfuggono. Puntiamo perciò l’attenzione su una delle più importanti raccolte d’arte di  Napoli, quella conservata nel <Museo Nazionale Archeologico>; ne indaghiamo la genesi al fine di formarci un’ importante cultura di base che ci permetta di “capire” ciò che solitamente osserviamo con puro spirito di curiosità, senza realmente comprenderne il significato di testimonianza storica ed artistica. La storia della formazione del Museo Reale di Napoli è senza dubbio una delle più complesse e tormentate nel panorama dei musei sette-ottocenteschi. Basterebbe a dimostrarlo la stessa difficoltà ad indicare una data di nascita di quest’istituto. Quel che è certo è che nel  1610 il Vicerè di Spagna Don Pedro Fernandez De Castro Conte di Lomos, fece qui trasferire i vari insegnamenti, che prima di allora s’erano svolti in alcuni conventi della città. Nel 1701 gli studi furono trasferiti nell’attuale sede del Salvatore; il palazzo fu allora destinato, secondo la volontà di Carlo di Borbone, a <Reale Museo> denominandolo <Palazzo dei vecchi studi>. Carlo infatti, una volta insediatosi sul trono napoletano, non si preoccupò solo di garantire alla città una tradizione legislativa e conservativa, ma volle anche garantirsi una buona propaganda politica incrementando gli scavi di Ercolano e Pompei e volendo edificare a Napoli un nuovo Museo del Regno Borbonico. Carlo decise a tale scopo, di far trasferire a Napoli il ricco patrimonio Farnese, una delle più importanti collezioni dell’antichità che egli aveva ereditato dalla madre Elisabetta. La raccolta venne inviata nella capitale a partire dal 1735; il primo luogo individuato per accogliere una parte della raccolta fu Palazzo Reale, questo però in quegli anni versava in condizioni di degrado e di generale abbandono. La nascita del Museo di Capodimonte può essere in parte legata a questa necessità, cioè di identificare una sede più idonea in grado di ospitare degnamente un celebre patrimonio artistico rimasto sostanzialmente abbandonato. La collezione in questi anni continua ad avere come finalità prevalente quella di essere prestigiosa manifestazione di potere, senza essere in alcun modo accessibile al pubblico. Un’altra parte del patrimonio farnesiano andò invece ad arricchire il Museo Ercolanese di Portici, che sin dall’inizio era stato pensato come luogo di conservazione ed esposizione del materiale che proveniva dagli scavi. Nel 1759 Carlo lasciò Napoli per la Spagna affidando il trono al piccolo Ferdinando. Questi sono anni non facili per il Regno di Napoli caratterizzati da una profonda crisi produttiva. L’intento principale di Ferdinando IV era quello di riuscire ad unificare le collezioni sparse in vari istituti in un unico museo; fu allora con lui che il Vecchio Palazzo degli Studi diviene Museo Reale Borbonico. Secondo il progetto originale il museo doveva ospitare oltre al patrimonio conservato nel Museo Farnesiano di Capodimonte, anche il Museo Ercolanese di Portici e l’importante accademia del Disegno. Nel 1806 i Borbone lasciarono ancora una volta Napoli; fu questo il cosiddetto “decennio francese” (1806-1815), questo fu per il museo un periodo molto florido, grazie anche all’importante operato del Direttore del Museo Reale Michele Arditi, il quale con intelligenza e modernità realizzò un progetto “tendente a regolarizzare tutto ciò che interessa questo ramo”. Nel 1810 il Museo ricevette importanti donazioni, come quella di Carolina Murat e quella Borgia; con ciò il problema del sovraffollamento delle sale diveniva sempre più pressante, si necessitava un radicale riordinamento delle collezioni! Operazione che fu più volte tentata nel corso degli anni dai direttori del museo, ma senza approdare ad una reale conclusione. L’Unità Nazionale colse il Museo in questa delicata fase, caratterizzata da un groviglio quasi inestricabile di problemi da risolvere. Una soluzione parve arrivare solo tra il 1862 ed il 1864 quando l’Accademia di scienze e lettere e quella di belle arti furono trasferite in altra sede; furono queste però soluzioni soltanto parziali, poiché l’allestimento espositivo era ancora pessimo. Con la fine del Regno Borbonico il Museo di Napoli diventa <Nazionale>, come fu intitolato da Garibaldi, ed eredita dai re Carlo, Ferdinando IV e Ferdinando III di Borbone non solo collezioni ed istituzioni culturali ad esse aggregate, ma anche molti problemi che ancora oggi risultano aperti. La Seconda guerra mondiale costituì anche per il Museo di Napoli una triste, anche se fortunatamente non tragica esperienza. Allo scoppio delle ostilità il museo fu chiuso e le opere più importanti ricoverate nell’Abbazia di Montecassino, ma quando anche questo luogo divenne pericoloso si portarono le opere ai Musei Vaticani. Alcune sale del Museo furono riaperte solo nel 1945; ma le collezioni ebbero allargamento e nuovo respiro solo nel 1957 quando si attuò il trasferimento della Pinacoteca  a  Capodimonte. Un’importante opera di riordino e sistemazione si è verificata a partire dal 1970, quando si è cercato di far diventare il museo un istituto vivo, e non un semplice <Pantheon>, depositario dei fastigi di epoche passate da contemplare; oggi si vuole creare un museo predisposto per assolvere una specifica funzione culturale e dunque documento innanzitutto <storico>. In tale prospettiva il Museo Archeologico di Napoli ci appare sostanzialmente “aperto”; il nostro è un museo che ha l’importante funzione didattica. Visitare il Museo Archeologico napoletano è dunque “imparare”, imparare qualcosa che non si può capire leggendo un semplice manuale di storia dell’arte…….. Alla luce di tutto ciò, sperando di aver fornito ai lettori una sufficiente sintesi storica sulla nascita del Museo Archeologico napoletano, auguro a tutti una felice visita nelle splendide sale del museo.

A cura di Maddalena Romano

 

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